Appunto: La pagina seguente proviene da questo fantastico post scritto da Cassie LaBelle ed è stato ricondiviso con il suo consenso. Potete leggere altri suoi pensieri su Medium.
Sono Trans?
Ben prima che io cominciassi a a farmi domande sul mio genere, fantasticavo di tanto in tanto che una delle mie migliori amiche donne mi si avvicinasse e mi dicesse, “Smettila. Non stai ingannando nessuno.”
Se al tempo mi avessi chiesto di questa fantasia, non avrei saputo dire cosa intendessi esattamente con “non stai ingannando nessuno.” Nel profondo sapevo che probabilmente era riferito al genere, ma le mie labbra non sarebbero state in grado di formare quelle parole. L’unica cosa che sapevo era che stavo fingendo di essere una persona che non ero in un modo vago, passivo ed effimero.
Una volta che mi accettai come donna trans e cominciai il lungo processo per fare coming out, speravo tanto che qualcuno mi dicesse che lo sapeva già. “Sono così felice che tu ci sia arrivata,” volevo sentirmi dire. “Conosco la verità da anni. Era così ovvio. Non so come possano aver mai pensato che tu fossi un ragazzo. Sono così felice che finalmente potrai vivere come la vera te.”
Nessuno però me lo ha mai detto. Il mio coming out fu un successo e la maggior parte delle mie amicizie mi supportarono, ma non ho mai ricevuto la conferma esterna che desideravo. Amici e famiglia mi accettarono come trans perché avevo detto loro che ero trans. Non avevano notato che avevo passato gli ultimi due decenni ad indossare il costume malconfezionato di un uomo che esisteva a malapena.
La mia buona amica Lily ha coniato il termine “Prima Direttiva sulle Uova” (in inglese, una persona trans che ancora non sa di esserlo è spesso detta “Egg”, ovvero uovo) per descrivere come le persone trans abbiano un accordo non scritto di non dire alle persone che stanno esplorando il proprio genere se sono trans o no.
Quando a una persona viene detto di essere trans, questo lascia spazio alla negazione; attiva meccanismi di difesa costruiti dalla transfobia internalizzata, che con probabilità porterà la persona a chiudersi ancor di pù, se non renderla attivamente transfobica. Anche se questi meccanismi non si attivano, c’è comunque la possibilità che il suo stesso subconscio inizi a rifiutare il concetto di disforia, incolpando inganni e manipolazioni. La strategia più efficace è parlare delle proprie esperienze con la disforia e vedere se la persona trova riscontro, per poi giungere a conclusioni proprie riguardo al genere. La regola non proibisce di aiutare le persone ad esplorare il proprio genere, ma impedisce di assegnare un genere al posto loro. O, per dirla con meno parole, a nessuno può essere detto cosa sia il Matrix. Deve vederlo con i propri occhi.
Sono sicura che si siano alcune persone trans che non seguono la Prima Direttiva, ma non ne ho incontrate. E’ una delle poche cose che sembra accomunare tutta la comunità trans, me inclusa. Anche se volevo più di ogni altra cosa un po’ di conferma esterna, capisco che la vera accettazione è possibile solo se proviene da dentro. L’unica persona che può dirti se sei trans sei tu.
Il paradosso è che la maggior parte delle persone che ancora non sanno di essere trans sono assolutamente pessime a fidarsi del proprio istinto. Quando passi tutta la vita a lottare con la disconnessione fra come ti vedi e come ti vede il resto del mondo, diventa facile affidarsi ad altre persone per farti dire “chi sei veramente.” Anche se nel profondo sai che tutte le persone nella tua vita sono ignare di un elemento fondamentale della tua identità, è quasi impossibile fidarsi di più della propria voce rispetto a quella degli altri.
Il mio obiettivo di oggi, quindi, è di darti alcune informazioni ed approcci mentali per aiutarti con l’autoaccettazione. Non posso dirti se sei transgender o meno, ma posso indicarti un percorso che potresti riuscire a percorrere per conto tuo. Non posso darti risposte, ma posso provare a darti le giuste domande.
Non è mai sicuro dire semplicemente a una persona che essa è in realtà transgender se questa non si è già posta la domanda da sola, anche se la tua certezza a riguardo è al 100%. Puoi fornire informazioni sulla disforia di genere e puoi mostrarle paralleli fra i tuoi e i suoi sentimenti, ma non puoi semplicemente dire a una persona, “Sei transgender”.
Perché? Perché non ti crederà quasi mai.
La transfobia internalizzata ha indottrinato tutti quanti nel credere che essere trans sia impossibile, o che essere trans sia una cosa negativa e ripugnante. Le pressioni creare dall’ambiente familiare o dall’educazione ricevuta crescendo possono rendere estremamente difficile accettarsi.
Provare a dire a una persona (che non si sta già facendo domande a riguardo) che tu pensi che sia trans attiva meccanismi di autodifesa, il suo subconscio cerca attivamente di rifiutare l’idea e c’è un’alta probabilità che non solo cominci a reprimere ancor di più questi pensieri, ma potrebbe diventare persino ostile nei tuoi confronti. Molte persone transfobiche mostrano chiari segni di avere delle proprie difficoltà con il genere, ci sono moltissime persone trans che un tempo sono state transfobiche (articolo in inglese) per autopreservarsi.
Anche quando la persona accetta la tua opinione, il fatto che tu glielo abbia detto anziché lasciare che lo capisse da sola la lascia vulnerabile al proprio subsconscio, che inizierà a instillare dubbi sulla legittimità della disforia e potrebbe convincersi che l’idea sia solo un’insinuazione, oppure di essere stata manipolata nel credere di essere trans. L’unico modo sicuro per concludere di essere trans è farlo per conto proprio.
Infine, lo scopo chiave dell’essere trans è quello di scegliere il proprio ruolo e di autorealizzarsi. Dire a una persona che è trans vuol dire assegnarle un ruolo proprio come quello che le è stato assegnato alla nascita. Se vuoi aiutare una persona in questo percorso, racconta della tua vita, di come funziona la disforia, suggerisci questo sito e trova altri modi per spiegare che ciò che sta provando non è qualcosa con cui le persone cis convivono.
A meno che, ovviamente, non ti abbia chiesto esplicitamente se tu pensi che essa sia trans… allora la prima direttiva non si applica più.
Come sempre, ricorda che non ho nessuna formazione professionale in materia di terapia di genere. Sto semplicemente scrivendo in base alle mie esperienze personali e alle mie ricerche amatoriali — principalmente sul mio percorso e sulle conversazione che ho intrattenuto con altre donne trans ed altre persone che stavano esplorando il proprio genere. Tieni a mente che la mia è la prospettiva di una donna trans abbastanza binaria che ha iniziato la propria transizione poco dopo i trent’anni, il che vuol dire che sono ancora cieca in materia di molte esperienze trans. Il mio vissuto è diverso da quello delle persone non binarie e transmascoline, così come lo è rispetto al passato di molte donne trans. Questa non è una super guida universale — è solo il meglio che al momento riesco a fornire.
Considera Che La Maggior Parte Della Persone Cisgender Non Pensano Più Di Tanto Al Proprio Genere
Se sei già alla fase in cui ti stai interrogando sul tuo genere — anche se ciò significa solo cercare “Sono Trans?” e poi chiudere il portatile prima ancora che si carichino i risultati di ricerca — congratulazioni, hai già pensato al tuo genere più di quanto la maggior parte delle persone cis faranno in tutta la loro vita.
Ho chiesto a moltissime persone cis nelle mie cerchie di amicizia se avessero mai pensato seriamente alla propria identità di genere, e nove volte su dieci mi hanno detto di no. Le persone cis non si chiedono costantemente come sarebbe essere una ragazza. Non fanno sogni a occhi aperti su quanto sarebbe bello se si svegliassero in un corpo diverso. I loro cuori non iniziano ad accelerare quando pensano a film in cui avviene uno scambio di corpo. Alcune potrebbero aver provato a immaginare come sarebbe vivere in un corpo di un genere diverso da quello assegnato alla loro nascita, ma sono pensieri passeggeri e puramente intellettuali.
Non c’è energia. Non per loro. Se senti una strana energia quando pensi al genere, probabilmente c’è qualcosa di più.
Considera Che Alla Maggior Parte Delle Persone Cisgender Piace Attivamente Essere Il Proprio Genere Assegnato Alla Nascita
Inizialmente per me era difficile da credere, ma alle persone cis piace il proprio genere! Agli uomini cis piace essere uomini, così come alle donne cis piace essere donne. Non desiderano segretamente di essere il genere “opposto” o una creatura senza genere o qualunque altra cosa. Come ho già stabilito prima, non pensano più di tanto al proprio genere.
Ci sono complicazioni, ovviamente. Molti uomini cis trovano la mascolinità tossica una cosa terribile e limitante e scelgono di rifiutare attivamente gli aspetti sociali più problematici legati al proprio genere. Molte donne sono profondamente frustrate dalla misoginia, dal patriarcato e dalla tirannia dei ruoli di genere. “Apprezzare l’essere uomo” non significa necessariamente dover essere felice di nascondere le proprie emozioni al di fuori delle partite di calcio, e “apprezzare l’essere donna” raramente significa essere felice di farsi sminuire dai propri colleghi uomini o dover sentire sempre la domanda “Ma quando ti sposi?”.
Tolte queste cose brutte, però? Alle persone cis piace il proprio genere. Potrebbero desiderare che certi aspetti del loro genere fossero diverti rispetto alle attuali aspettative sociali, ma sceglierebbero comunque il proprio genere assegnato se venisse loro offerto di cambiare. Purtroppo, molte persone trans sentono le persone cis lamentarsi degli aspetti più problematici e frustranti del proprio genere e si convincono che tutte le persone hanno un leggero disprezzo del proprio genere proprio come ce l’hanno loro.
Le persone trans non ancora allo scoperto pensano anche che “Non odio essere un uomo” sia uguale a “Mi piace essere un uomo”. Non saprei dirti quante volte ho sentito donne trans ancora in dubbio dire “Non posso essere trans, perché non odio essere un uomo”, per poi iniziare a descrivere una marea di piccoli motivi per cui disprezzano essere viste come maschi, come se il loro genere fosse un paio di calze bagnate che non riescono a togliersi.
Potrebbe essere sorprendente sapere che non odiavo attivamente essere vista come un uomo quando ho fatto coming out. Essere vista come un maschio non era una costante fonte di sconforto per me. Era semplicemente… chi ero io, apparentemente, quindi avevo imparato a conviverci. Molte persone credono che si possa essere trans solo se ci si sente attivamente male quando le persone ti considerano un uomo, ma quella sensazione di solito non arriva finché non si comincia la transizione e si comprende finalmente la propria vera identità. Prima dell’autoaccettazione, il tuo rapporto con il tuo genere assegnato è ben più simile a una disconnessione che a un disagio.
Non potrei nemmeno contare quante volte ho sentito future donne trans dire cose tipo, “beh, non odio essere un uomo, gli uomini hanno un sacco di privilegi istituzionali. Non penso che sceglierei di essere una donna, anche se potessi, perché non vorrei rinunciare al mio privilegio maschile.” Il privilegio maschile è una cosa reale, ovviamente, ma non è la ricompensa che gli uomini ricevono per dover sopportare l’eterno disagio di essere uomini. Agli uomini piace essere uomini, e piacerebbe loro esserlo anche senza privilegi sociali. Se l’unica cosa che apprezzi della tua mascolinità è il privilegio maschile, probabilmente c’è qualcosa di più.
Considera Che la Disforia Di Genere E’ Diversa Per Le Donne Trans Che Non Si Sono Ancora Accettate
Per anni, ho pensato di non poter essere trans perchè non provavo la disforia di genere. Mi sbagliavo di grosso.
Ciò che mi ha impedito di realizzare che stavo provando disforia è simile al motivo per cui i pesci non sanno di star nuotando in acqua — è semplicemente il modo in cui la loro vita è sempre stata, quindi pensavo che essere costantemente disforica fosse normale comportamento umano. Sapevo di essere abbastanza triste e più che un pochetto strana, e sapevo che le mie esperienze con la mascolinità erano almeno un pochino non conformi al mio genere, ma stavo affrontando i dolori della disforia ogni singolo giorno senza sapere cosa mi stesse succedendo. Non importa quanto male mi sentissi, riuscivo sempre a trovare una spiegazione sufficiente ad allontanarmi dall’ipotizzare sul mio genere.
Un altro problema è che la disforia si manifesta in modo diverso nelle donne trans, in base al fatto che si siano accettate o meno. Ho sempre pensato che la disforia di genere fosse il disagio di guardarsi allo specchio e vedere nel riflesso un ragazzo anziché una ragazza, ma non è una sensazione che ho mai provato fino a che non ho effettivamente iniziato la transizione. Non puoi soffrire perché non riesci a vedere una ragazza nello specchio finché non capisci di essere una ragazza!
Prima di ciò, la disforia si manifesta in dozzine di altri modi, ben meno ovvi. Ho scritto delle mie esperienze con la disforia pre-accettazione qui, in ciò che è diventato il mio discorso scritto più popolare in assoluto. Consiglio fortemente a chiunque stia esplorando il proprio genere di leggerlo.
Considera L’Ipotesi Nulla Cis
In matematica, un’ipotesi nulla è qualcosa che si presume essere generalmente vera finché non viene provato il contrario. E’ una supposizione, tipo “innocente fino a prova contraria.” Per condannare qualcuno per omicidio, ad esempio, non basta qualche prova circonstanziale. Servono prove fisiche inequivocabili, una confessione o altri chiari segni di colpevolezza.
Quest’ottimo articolo scritto da Natalie Reed (articolo in inglese) sostiene che essere cisgender (e quindi non trans) sia visto come un’ipotesi nulla dalla nostra società. Si suppone che siamo tutti il nostro genere assegnato alla nascita, e che servano moltissime prove per provare di essere invece trans. Altrimenti, si continua a supporre che siamo cis.
Questo ha senso su grande scala, dopotutto ci sono più persone cis che trans nel mondo. Come abbiamo detto prima, però, la maggior parte delle persone è a proprio agio con la propria identità di genere al punto da non metterla mai in dubbio. Se sei a questo stadio di autoscoperta, c’è una probabilità abbastanza alta che tu non sia del tutto cis.
L’Ipotesi Nulla Cis pone una domanda semplice ma efficace: una volte tolto il dito dalla bilancia, quali sono le probabilità che tu sia trans? Se dai ugual peso alle ipotesi “Io sono cis” e “Io sono trans”, e smetti di richiedere al lato trans di dover portare tutte le prove possibili, quale ti sembra l’opzione giusta? Se inizi a cercare le prove di essere cis nello stesso modo in cui cerchi le prove di essere trans, l’intera illusione può a volte crollare.
Considera Che Se Vuoi Essere Un Ragazzo/Una Ragazza, Allora Sei Già Un Ragazzo/Una Ragazza
E’ davvero così semplice. Gli uomini vogliono essere uomini, le donne vogliono essere donne. Se vuoi essere un uomo, allora sei un uomo. Se vuoi essere una donna, allora sei una donna. Se non vuoi essere né l’uno né l’altra, oppure entrambi, allora sei probabilmente una persona non binaria o genderfluid.
“Ma non puoi semplicemente… farlo!” Ti sento già dire. Ma puoi assolutamente fare semplicemente così. Infatti, è praticamente la sola e unica domanda a cui devi rispondere. Se vuoi essere una ragazza ma hai sempre creduto di essere un ragazzo, allora probabilmente sarai più felice come ragazza. Varrà perlomeno la pena provare a fare qualche passo e vedere se la transizione ti porta felicità o meno, no?
Considera Che Dubitare Di Te Non Rende la Possibilità Che Tu Sia Trans Infondata
Per anni — decenni, addirittura — io “sapevo” che non ero trans perché le “vere” persone trans hanno assoluta certezza sulla propria identità. Avevo internalizzato l’immagine fittizia di una giovane donna trans che richiede a gran voce di essere trattata come la donna che é, in barba all’oppressione.
Pensavo che questo volesse dire essere trans; coraggio, assenza di paura e assoluta certezza della propria identità. Io non ero così, dunque non potevo essere trans!
Quanto in realtà, pochissime persone trans si sentono così prima della transizione. Invece, quasi ogni persona inizia il proprio percorso di transizione sommerda di dubbi. Quella certezza irremovibile solitamente arriva, col passare del tempo, ma possono volerci mesi o anni di autoaccettazione così come (almeno nel mio caso) ulterior conferme sottoforma di terapia ormonale e transizione sociale.
Ma all’inizio, quasi ogni persona vede il proprio genere come un casino. Non pensiamo di poter essere abbastanza trans da poterci dichiarare queer, e non ci sentiamo abbastanza trans da poter fare una transizione. Ci preoccupiamo di star prendendo la decisione sbagliata, di star reagendo in maniera esagerata, che uscire dal nostro piccolo bozzolo di autopreservazione possa essere il più grande errore che faremo in vita nostra.
Se ti ritrovi in tutto questo, sei in buona compagnia. Anche fra psicologi si scherza sul fatto che chiedersi “sono abbastanza trans?” sia così comune da essere praticamente un sintomo di essere trans. Non puoi capire la tua identità di genere senza prima esaminarla, e i dubbi sono una normale parte del processo.
Considera che il tuo Percorso di Transizione potrebbe non Somigliare alle Idee più Comuni e Accettate
La cultura popolare ha praticamente deciso che esista una solo storia di transizione femminile che valga la pena di essere raccontata. E’ la storia di una giovane ragazza trans che capisce la propria identità in giovanissima età. Già nell’infanzia predilige giocare con le bambole e bere il tè. Si mette i vestiti di sua sorella più grande e chiede a sua madre di comprarle trucchi e gioielli. Sembra sempre una ragazza — viso delicato, di bassa statura, magra e androgina. Anche se non inizia la transizione durante l’infanzia o in adolescenza, riesce comunque ad arrivare all’età adulta con l’aspetto di una donna. Si veste sempre in abiti femminili e potrebbe anche essere una drag queen. E’ probabilmente anche attratta dagli uomini e sarebbe potuta essere un’ottima escort.
Questa è una storia di transizione valida e comune. Conosco molte ragazze che hanno vissuto alcune se non tutte queste esperienze. C’è un motivo se questa storia continua ad essere raccontata, dopotutto.
Detto questo, la vasta maggioranza delle donne trans che conosco non si ritrovano per niente in questa storia. Molte di loro hanno avuto un’infanzia maschile classica, piena di automobiline, videogiochi e fucili NERF. Molte di loro non si sono mai vestite da donne e la cultura drag le ripugnava un pochino. Molte di loro sono cresciute con corpi robusti, spalle larghe e barbe folte. Molte di loro non sono per niente attratte dagli uomini, mentre altre sono bisessuali o pansessuali. Molte di loro non hanno iniziato ad esplorare il proprio genere fino a poco prima dei 30 anni, se non più tardi. Molte non avevano alcun “segno” di essere trans nel loro passato. Hanno semplicemente passato tutta la loro vita ad accettare di essere uomini, e andava tutto bene. Fino a quando qualcosa ha cominciato a non andare bene.
Anche questa è una comune storia di transizione, ma non se ne sente parlare quasi mai. Le donne trans di questo tipo — quelle come me — hanno iniziato ad aprirsi sulle proprie vite solo negli ultimi anni. Prima? Si sentiva parlare solo di storie come quella che ho descritto sopra. Ecco perché la prima storia sembra “giusta” e quest’altra “sbagliata.”
Ma le ragazze come noi sono comunissime. Questo studio scientifico del 2003 (articolo in inglese, attenzione: uso di linguaggio un po’ datato) descrive le osservazioni di una ricercatrice che ha trascorso decenni a lavorare con le donne trans. Per sua esperienza, ci sono tre gruppi distinti di donne trans, due che si ritrovano nella prima storia e quindi nel “L’ho sempre saputo” e un terzo gruppo che invece non si ritrova. Secondo lei, le donne trans del “Gruppo Tre” hanno avuto tipiche infanzie maschili, tendono a non mostrare i normali segni di essere trans e tendono a fare coming out più tardi nella vita. Se alcune scelgono di vestirsi come il genere opposto, molte altre scelgono di gestire la propria disforia in maniera più interiore e meno appariscente. Non riesco a descrivere quanto io mi sia sentita vista leggendo quel documento mentre esploravo il mio genere, realizzando che ci fossero molte altre donne trans come me, là fuori.
Credo anche che più donne trans come noi stiano facendo coming out perché c’è molta più rappresentazione e molte più risorse. Nel 1991, nel 2001, ma anche nel 2011, il percorso di transizione era molto più difficile, la maggior parte della gente non conosceva nessuna persona apertamente trans. In questo mondo, le uniche persone che sceglievano la transizione erano quello per cui non farlo sarebbe stato praticamente impossibile.
Non è solo più facile esplorare il proprio genere nel 2021; è più facile accedere alle comunità trans, agli ormoni e ad altre risorse cruciali. Se fossi nata 30 anni prima, potrei non aver fatto la transizione. Se fossi nata 30 anni dopo, l’avrei probabilmente iniziata da adolescente. Non preoccuparti quindi se “l’hai sempre saputo” o meno se questa è la prima volta che hai la libertà e le risorse di poterti fare questa domanda.
Considera Che Ciò Che Potrebbe Impedirti Di Accettarti Potrebbe Non Avere Nulla A Che Fare Con La Tua Identità
Ogni volta che parli con una persona che si sta chiedendo se è una donna trans, la conversazione a un certo punto vira sempre verso gli ostacoli che potrebbe dover affrontare nel caso scegliesse di iniziare la transizione. “Ho paura di essere troppo alta/grossa/pelosa/brutta per iniziare la transizione” è una paura abbastanza comune. “Ho paura che la mia famiglia mi diseredi/che il/la mio/mia partner mi lasci” è un’altra preoccupazione che sento molto. Altre ragazze sono molto preoccupata per propria carriera, istruzione o situazione universitaria. Molte hanno semplicemente paura di non potersi permettere la terapia ormonale o le operazioni chirurgiche.
Tutte quante — tutte — dubitano di avere la forza per affrontare la transizione sociale. Fare coming out con gli amici, indossare abiti da donna, sopportare la transfobia… è un casino terrificante, soprattutto per le donne trans che ancora non sono allo scoperto, che già così sono a corto di resilienza. Può sembrare una scelta senza fine e del tutto travolgente.
Queste paure portano a volte le donne trans a porsi dei limiti da sole. “Ho paura che non sarò mai una ragazza carina” diventa “Non posso essere trans, cosa succede se non sono abbastanza carina dopo la transizione?”. Questa frase sembra ridicola presa da sola, ma una donna trans che non si è ancora accettata farà a volte di tutto per convincersi di non essere trans. Io ero sicura di non essere trans perché non riuscivo a immaginarmi a prendere ormoni e vestirmi da donna ogni giorno. Erano cose da persone coraggiose, non persone come me, quindi non potevo essere trans!
Perché ci trattiamo così? Penso che sia una forma di autoprotezione. Sappiamo che la transizione può essere estremamente difficile e tenteremo qualunque altra cosa al mondo prima di decidere di porci la domanda “sono trans?”. Sviluppiamo delle voci protettive molto forti che respingono con forza questa verità al fine di non farci preoccupare con il terrore di cosa viene dopo.
Ascolta questo consiglio, però: anche se sei trans, non devi necessariamente fare qualcosa a riguardo. Anche se consiglio vivamente di iniziare la transizione, è assolutamente possibile accettarsi e poi… non fare nulla. Continua a usare il tuo nome, i tuoi pronomi, lascia la tua vita così com’é. Oppure cambia qualcosina e goditi quei picchi di euforia di genere dove puoi.
Ciò che è importante ricordarsi è che la verità sulla tua identità è separata dalle paure e dalle speranze che riservi verso la transizione. Se sei una ragazza dentro, il tuo aspetto non importa. Non importa cosa pensi la tua famiglia di te. Non importa se hai o non hai i mezzi (o il desiderio) di effettuare la transizione medica. L’identità è un concetto mentale e spirituale, separato da tutte queste cose. Se sei una ragazza, sei una ragazza.
Dunque incomincia da lì. Cerca di capire chi SEI, indipendentemente da cosa farai a riguardo.
Ogni volta che parlo di questi argomenti con una persona che crede di essere una donna trans, faccio sempre del mio meglio per tenere a mente questi fattori sociali. Di solito faccio domande ipotetiche di questo tipo:
Ti viene messo davanti un pulsante magico che cambierà il tuo genere in modo permanente, donandoti un corpo “del genere opposto”, equivalente al tuo in termini di età, salute fisica e bellezza. Se schiacci il bottone, tutte le persone nella tua vita ti avranno sempre conosciuto come una ragazza. Ti accetteranno immediatamente. Non perderai le tue relazioni romantiche, il tuo lavoro o la tua famiglia. Premeresti il bottone?
Le persone cis non considererebbero nemmeno di premere quel pulsante, comunque. Se sai nel profondo che lo schiacceresti ma hai ancora paura di accettarti come trans, allora il tuo problema giace nella tua paura della transizione, più che nella tua identità.
Considera Che Raramente Si Tratta “Solo Di Un Feticismo.”
Non sai quante persone trans — me inclusa — hanno iniziato a esplorare il proprio genere attraverso la sfera sessuale.
Ci sono molti modi diversi in cui ciò può manifestarsi: giochi di genere con il/la partner, apprezzare illustrazioni che raffigurano trasformazioni, leggere racconti in cui ragazzi si trasformano in ragazze, ruolare fantasie di trasformazione di genere con altre persone su forum online o app di messaggistica. C’è molta roba così lì fuori e molte persone a cui piace sono donne trans che ancora non sanno di esserlo, come lo ero io.
Questa ha molto senso quando ti fermi a pensarci su. Il sesso è una delle poche sfere dell’esperienza umana in cui è sicuro esplorare il genere senza doversi fare domande più grandi sull’identità. E’ assolutamente possibile separare queste due faccende nei propri pensieri per anni ed anni ed anni. Sei solo un uomo che ogni tanto fantastica di diventare una donna. Non significa che tu sia trans!
Sfortunatamente, esplorare il genere in questo modo può rendere l’autoaccettazione più difficile per le donne trans. Per quanto io abbia trovato questo tipo di esplorazione sessuale assolutamente necessario prima di riuscire ad accettarmi, esso era anche un modo attraverso cui riusivo a liquidare i miei pensieri intrusivi e le mie fantasticherie sul genere come “semplice feticismo.” Li consideravo qualcosa di oscuro ed imbarazzante anziché qualcosa da indagare ulteriormente.
Questo problema viene ancor più complicato dal termine “autoginefilia,” una farlocca “teoria” transfobica proposta da uno psicologo di bassa lega chiamato Ray Blanchard. La teoria sostiene che molte persone che si identificano come donne trans non siano in realtà donne, ma uomini pervertiti che si eccitano all’idea di essere donne o avere una vagina. Secondo Blanchard, l’intero processo di transizione è solo un elaborato feticismo al quale il mondo viene costretto a partecipare.
Sarò chiara: l’autoginefilia è una stronzata. E’ stata screditata da veri scienziati e ricercatori moltissime volte (articolo in inglese). Lo scopo di questa teoria, per quanto mi riguarda, era di convincere le persone cis a percepire le donne trans come pericolosi deviati. Fortunatamente, la maggior parte delle persone cis non ha questa percezione e la maggior parte di loro non ha mai sentito parlare di Blanchard o della sua teoria.
Sfortunatamente, molte donne trans in fase di esplorazione vanno incontro a questa robaccia e pensano, “oh, forse ho solo l’autoginefilia? Forse non sono davvero trans.” Questo è ancora più vero per le donne trans che hanno passato un sacco di tempo a esprimere il proprio genere nella sfera sessuale, soprattutto se provano eccitazione all’idea di diventare una donna.
Anche se questa sensazione di eccitazione è troppo complessa per essere spiegata in questo piccolo paragrafo di un testo ben più lungo, dico solo che è qualcosa di molto comune all’inizio della transizione e che va col tempo ad affievolirsi. In parte accade perché se passi abbastanza tempo ad associare l’euforia di genere all’eccitazione sessuale, una si esprimerà parzialmente tramite l’altra. In altra parte è perché essere percepita come il tuo vero genere, o provare piacere sessuale mentre ci si presenta come il proprio vero genere, è assolutamente magnifico. In ogni caso, non si tratta “solo di un feticismo” se i tuoi sentimenti vanno più a fondo della pura eccitazione sessuale.
Considera Quanto E’ Ampio L’Ombrello Delle Identità Trans
Se non hai trascorso molto tempo in una comunità di persone apertamente queer, potresti non aver ancora internalizzato a pieno quanti modi diversi ci sono per vivere ed esprimere il genere.
Il resto del mondo vuole var sembrare che la scatola “uomo” e la scatola “donna” siano due cose del tutto diverse con un enorme vuoto in mezzo, ma non è esattamente vero. C’è un numero di modi quasi infinito per esprimere il genere, sia dentro che fuori da queste scatole, e il tuo genere potrebbe trovarsi da qualche parte all’interno di quello spazio indefinito. Sono una donna trans piuttosto binaria, mi piace stare dentro la scatola “donna”, ma la mia concezione del genere così come il modo in cui scelgo di esprimerlo sono spesso completamente diversi da quelli di altre persone nella scatola “donna”.
Non esiste un modo giusto di essere trans. Alcune persone trans cambiano la loro presentazione ma non i pronomi. Altre cambiano il loro nome e i loro pronomi ma non cambiano presentazione. Ad altre ancora va bene vivere come il proprio genere assegnato alla nascita, fintanto che sanno chi sono davvero dentro.
Molte persone trans scelgono di non sottoporsi a operazioni chirurgiche o a terapia ormonale per migliorare la loro presentazione. Molte persone trans usano nomi e pronomi diversi in base a come desiderano essere viste in una determinata situazione. Molte persone trans semplicemente creano una relazione con il genere che si discosta leggermente dalle aspettative cisgender, piantano la loro bandiera e sono contente così.
Molte persone trans iniziano il percorso di transizione con l’intenzione di seguire il processo A, ma eventualmente capiscono che la loro identità si conforma di più al processo B, della cui esistenza non erano nemmeno a conoscenza all’inizio del proprio viaggio.
Tutto ciò è valido, e il motivo per cui includo tutte queste affermazioni e per toglierti un po’ di pressione di dosso. E’ più difficile accettarsi come trans se l’autoaccettazione giunge con una nuova serie di aspettative impossibili. In verità, una delle gioie più grandi di essere trans è capire la propria libertà da tutti i vincoli e idee limitanti su cosa il genere possa o non possa essere.
Non importa cosa decidi di fare riguardo al tuo genere, ciò che importa è vivere la tua, di verità. Questo può sembrare banale o scontato, ma darti il permesso di vivere con onestà riguardo a cosa ti porta gioia o meno in materia di genere o presentazione può essere un atto MOLTO radicale. Questo viaggio potrebbe portarti a sentirti più a tuo agio con il tuo genere assegnato alla nascita, portarti verso un’identità non binaria o genderfluid, o magari potresti unirti a me e raggiungere la scatola “donna” (abbiamo té e biscotti!).
Qualunque cosa tu scelga, falla perché ti aiuta a stare meglio.
Considera Che La Transizione Non E’ Scoprire Una Singola Verità Metafisica, Ma Fare Ciò Che Ti Rende Felice
Un cruccio in cui mi imbatto spesso e che affligge le donne trans che stanno ancora esplorando la propria identità riguarda una totale paralisi legata alla paura di agire senza prima aver risolto l’equazione centrale; quella che determinerà al 100% che sono donne trans, solo dopo potranno completamente accettarsi.
Purtroppo, è una cosa praticamente impossibile da fare, soprattutto se non si è ancora fatto nulla per esplorare il proprio genere. Non esistono esami del sangue o TAC al cervello in grado di confermare senza equivoco di essere trans. Tantissime ragazze mi hanno scritto a distanza di settimane o mesi dalla loro autoaccettazione per dirmi, “ehi, oggi è stato abbastanza facile presentarmi come un maschio. Vuol dire che non sono davvero trans?”
(Risposta: no! Anch’io ho passato un sacco di belle giornate mentre mi presentavo come un uomo. Sono comunque una ragazza.)
Dunque, è importante tenere a mente che non sei un rompicapo da risolvere. Non devi effettuare una perfetta classificazione tassonomica del tuo genere. Sei sempre un essere umano, con il tuo complesso sistema di bisogni, desideri, sogni, obiettivi, paure, punti deboli e una matassa di molto altro. Sei un essere complesso, illogico e contradditorio, pieno di vastissimo potenziale.
Questo fa un po’ paura, ma spero che possa anche essere una realizzazione liberatoria. Non c’è una “giusta” sequenza al percorso di transizione. Nessuna lista di cose da fare assolutamente. Puoi tenere il tuo nome, oppure cambiarlo. Puoi sottoporti a interventi di cambio di sesso, o tenere ciò che già hai. Puoi indossare vestiti lunghi ogni giorno, oppure lasciarli tutti a me. Alcune signore trans si vestono da donne sin da quando erano abbastanza grandi da comprarsi i propri vestiti, ma io non ho mai indossato nulla di 100% femminile prima del mio terzo mese in terapia ormonale. Non ci sono regole. Sono state tutte inventate da persone morte centinaia di anni fa.
Nessuna decisione che prenderai sarà assoluta. La transizione non è un grande balzo verso l’abisso — è una serie di passi piccoli e volontari. Tutti i passi iniziali sono facilmente reversibili e non devi fare nulla che non pensi migliorerà la tua vita. Se ti concentri sul badare a dove metti i piedi, attraverserai il dirupo prima di accorgertene.
Vorrei raccomandare alle persone che stanno esplorando il proprio genere di provare una o due piccole cose anziché rimanere dentro i propri pensieri tutto il giorno, in attesa che si presentino nuove prove. Raditi le braccia, le gambe o il petto. Procurati dello smalto. Compra un piccolo capo di vestiario femminile. Crea un profilo “alternativo” sui social media con nome e pronomi femminili e partecipa al mondo digitale come donna. Di’ a una persona fidata che stai esplorando il tuo genere, e chiedi che inizi a chiamarti con quel nome e quei pronomi in privato, per vedere cosa si prova. Anche i primi mesi di terapia ormonale sono reversibili, se vuoi vedere come fuziona la tua mente sotto estrogeni.
Anche se alcune di queste azioni potrebbero sembrare troppo — diamine, potrebbe essere troppo anche solo pensarci — potresti sentire alcuni istanti di assoluta felicità nel corso del processo. Piccoli momenti di “oh, oh, OH, mi piace, sto così bene!!”
Quella è euforia di genere, ed è un segno che stai andando nella direzione giusta. Se segui quelle sensazioni, ovunque esse ti portino, ti garantisco che ti condurranno verso molta gioia e felicità.